Daniele Nardi, 1976
A 12 anni disegnava le montagne a punta con disappunto degli insegnanti. A16 anni, con uno spezzone di corda da imbarcazione, inizia ad arrampicare sulle montagne di casa. A 19 scala, dopo un lungo viaggio in treno, il suo primo 4000 in solitaria: le Grandes Jorasses. Ama la roccia, adora il ghiaccio e il misto, l'attrazione che le vette hanno su di lui è superiore a qualsiasi altra cosa. La distanza dalle Alpi e gli studi in ingegneria lo tengono lontano dall'Alpinismo per un paio di anni. A 21 anni riparte il suo pellegrinaggio sulle grandi pareti dei quattromila alpini ed apre diverse vie di misto in Appennino. Nel 2001 parte per il suo primo 8000, tenta il Gasherbrum II. Poi è la volta del Cho Oyu a cui rinuncia a cento metri dalla vetta per un principio di congelamento. Nel 2004 tocca la vetta dell'Everest. Da allora seguono l'Aconcagua, la middle dello Shisha Pangma in 24h dal campo base, iltentativo al Makalu, il Nanga Parbat ed il Broad Peak nella stessa stagione.. Il K2 nel 2007 segna una svolta, il documentario “K2, il sogno, l'incubo” della sua spedizione K2 Freedom è trasmesso su RAI;scala il K2 in due giorni e mezzo. Oggi dirige una palestra di arrampicata ed organizza spedizioni.
L'ultima si ferma a 200 m dalla vetta dello Tsuro Ri spalla dell'Ama Dablam, il nome “Human Rights 1945”. Investito del titolo di Ambasciatore dei diritti umani nel mondo porta avanti alcuni progetti di solidarietà in Nepal e Pakistan. “Non potrò mai dimenticare il sorriso di quei bambini: mi hanno aperto un mondo! Ogni scalata è come una firma di cui sono l'autore. L'alpinismo rende alla mia vita quella poesia che non so pronunciare. Sono un privilegiato ad avere la possibilità di vivere della mia passione, senza questa musica poco altro avrebbe senso”.
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