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L’impresa in Groenlandia è riuscita

“Siamo tutti in un certo qual modo senza parole, stavamo vicini l’uno all‘altro, la superficie della vetta è di circa quattro metri quadrati“, così descrive Roger Schaeli le proprie emozioni. Dall’inizio alla cima, la big wall misura esattamente 1325,5 metri. Il tragitto è stato percorso in 40 tiri, in stile libero e in stile Rotpunkt.

Il team alpineXtrem
Il team della spedizione è composto dai componenti del team alpineXtrem SALEWA Roger Schaeli (CH), Daniel Kopp (A) e Simon Gietl (I), dal gestore del campo base Jost von Allmen e da Thomas Ulrich, fotografo, capo della spedizione e alpinista. Il gruppo si è incamminato nella Groenlandia orientale per scalare una big wall alta 1325,5 metri e completamente verticale.

Prima di partire c’è tanto da fare
Reperire tutto il materiale è una vera e propria sfida. Per poter scalare la big wall alta 1325,5 metri, ci vogliono tante attrezzature. Già solo il materiale che l’alpinista porta con sé per l’arrampicata pesa 120 chilogrammi. Non c’è spazio per il lusso nei bagagli!

Zurigo – Copenhagen – Reykjavík – Kulusuk – Constable Point
Con un bagaglio di 200 chili il team della spedizione effettua il check-in all’aeroporto di Zurigo. Altri 250 chili di attrezzatura alpinistica e per il campo base sono già stati spediti in Islanda con FedEx. Dopo lo scalo intermedio a Reykjavik, il team vola a Kulusuk nella Groenlandia orientale, proseguendo da lì in direzione Constable Point, un punto di appoggio disabitato, dove ci sono solo sei hangar e una pista di atterraggio in terra battuta. Thomas mette in funzione i due gommoni Zodiac, Jost cerca di creare il collegamento verso il mondo esterno, e Roger, Simon e Daniel ripongono il materiale in zaini stagni, preparando inoltre le porzioni giornaliere di cibo per le due settimane successive.

Gli alpinisti sono anche  navigatori
Tutti i dettagli sono stati verificati, i bagagli si trovano nei gommoni. I partecipanti alla spedizione lasciano Constable Point sfrecciando verso la montagna. Da subito sono lasciati a se stessi, e subito si presentano le prime complicazioni. Dopo soli 50 chilometri di viaggio per mare, si arenano nella terra di nessuno. Uno dei due gommoni infatti non funziona correttamente. Dopo aver gonfiato nuovamente i gommoni con la pompa manuale e aver distribuito diversamente i bagagli, i gommoni riprendono a sobbalzare sulle onde. Gli alpinisti-navigatori si bagnano fino al midollo. I motori da 60 CV consumano parecchio carburante e il team deve continuamente attraccare per riempire le taniche di benzina. I gommoni passano davanti a enormi montagne di ghiaccio. Una di queste crolla pochi secondi dopo il passaggio dei due gommoni. Gli alpinisti manovrano le imbarcazioni passando accanto a lastroni di ghiaccio.

Arrivo al campo base
La montagna si trova in una zona ripida e completamente fuori mano. Questa spedizione è stata organizzata tra l’altro senza avere materiale cartografico preciso. Chiaramente è difficilissimo reperire cartine dettagliate: la montagna infatti è completamente isolata. Il team decide di allestire il campo base su di un’area a circa 50 metri sul mare, e non, come ipotizzato in precedenza, sull’isola Bäreninsel posta di fronte. In questo modo è più pratico, e soprattutto, è possibile dimenticarsi per un po’ dei gommoni e del mare rabbioso. Dopo aver piantato la tenda per mangiare e le due tende per dormire, Roger, Simon e Daniel si occupano subito della suddivisione del materiale alpinistico, mentre Thomas e Jost si dedicano a tutto il restante e abbondante materiale, ai gommoni e alla comunicazione esterna. Il campo offre una magnifica vista sui fiordi.

La big wall si staglia imponente nell’ombra
Roger, Simon, Daniel e Thomas salgono subito sul ghiacciaio in direzione dei piedi della parete. Non vedono l’ora di esaminare finalmente la big wall dal basso. Il dislivello dal campo base all’inizio della big wall è di 590 metri, la marcia a piedi dura poco meno di due ore. Oggi il team è salito e sceso più volte, portandosi dietro chili e chili di materiale alpinistico. I ragazzi hanno percorso già sette tiri e mezzo. Simon e Thomas si tuffano persino per breve tempo in mare per rinfrescarsi. Roger invece preferisce evitare questo shock termico, visto che si è già congelato abbastanza durante la traversata in mare. La temperatura dell’acqua è di 3 gradi, mentre la temperatura dell’aria al sole è di 20 gradi: una temperatura decisamente inconsueta per la Groenlandia, addirittura elevata per portar su il materiale.

La montagna si chiama Grundtvigskirken
Sulla big wall non abbiamo constatato tracce di scalate precedenti. Dopo aver scoperto un paio di giorni prima il nome della nostra montagna, abbiamo saputo che nel 1999 un team svedese aveva effettuato numerose arrampicate proprio sulla Grundtvigskirken. Gli svedesi avevano scalato due cime percorrendo il lato sud-est in 25 tiri. La nostra parete si trova però sul lato nord-est.
 
Sulla cima!
I venti tiri preparati dagli alpinisti nei giorni precedenti sono stati effettuati nel giro di cinque ore. A questi hanno fatto seguito 150 metri di dislivello attraverso un canale ghiacciato su di una distesa di neve. Il grado di difficoltà dell‘arrampicata era di 8, e comprendeva numerosi passaggi di fessure e in aderenza. La struttura della roccia era in parte quasi liscia. In alto la parete della cima si innalza nuovamente in verticale, rendendo l’impresa sempre più difficile per il team. Nel frattempo il gruppo aveva depositato  su di una piccola  sporgenza rocciosa a 600 metri di altezza complessivamente 250 chili di utensili alpinistici, e cibo e bevande per cinque giorni.

Violenta caduta di massi durante la discesa a corda doppia: “La montagna non ci voleva più e ci ha cacciato via!”
La discesa a corda doppia dal nostro campo in quota fino ai piedi della parete non è stata felice: si è verificata una massiccia caduta di massi! Così violenta che siamo stati costretti ad allontanarci subito dalla montagna. Non abbiamo nemmeno potuto tirar giù la corda, tanta era la caduta dall’alto su di noi. Per cui abbiamo intrapreso la marcia di ritorno verso il campo base, dove Jost ci aspettava.

Nel frattempo siamo saliti più volte per portare il nostro materiale ai piedi della parete e trasportarlo in basso. Lassù la caduta di massi diventava sempre più violenta e pericolosa. Quel giorno grandinavano lastre di granito di un metro quadrato di diametro.

Poi abbiamo smantellato il nostro campo base e liberato i gommoni dall’ancoraggio. Ci abbiamo caricato tutto il bagaglio e ci siamo diretti all’isola di fronte.

Per l’“arrampicata” siamo saliti in 15 ore lungo una parete di 850 metri
La torre di roccia si erge per 1295 metri direttamente dal mare. Inizialmente la salita è fatta di gradini e lastre compatte. La parete d’arrampicata misura circa 850 metri. La via appena aperta da noi porta sulla cima in 30 tiri attraverso puro granito, può essere messa in sicurezza senza problemi con apparecchiature mobili, la difficoltà è del 7° grado alpino.

Non sappiamo come si chiama la montagna. Il giro è stata un’idea nata sul momento, inoltre non disponiamo di materiale cartografico preciso. Non è arrivato in tempo per la nostra partenza dalla Svizzera.

Naturalmente questo giro non è paragonabile con l’impegnativa big wall sul Grundtvigskirken della settimana scorsa.

foto: Thomas Ulrich


Roger Schüli, Swiss top-class all-rounder: "Alpine activity up and down the mountain."

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