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Roger Schäli e Simon Gietl dominano la roccia


Roger e Simon – un team vincente sul terreno alpino. Ciò che li contraddistingue non è soltanto la capacità di mantenere il controllo e dare il massimo nelle situazioni più estreme, ma anche il profondo spirito alpino: “Il migliore alpinista non è quello che arrampica le vie più difficili, ma quello che ne trae il massimo divertimento”. È questo il motto dei due membri del team alpineXtrem di SALEWA.
L’11.11.2009 i due alpinisti atterrano in Patagonia pieni di grinta ma senza due pezzi del bagaglio di Simon. Eppure non si lasciano scoraggiare, Simon si fa prestare un paio di scarponi e l’avventura può avere inizio. I due sono arrivati in Sud America con un obiettivo ambizioso: scalare due volte il Cerro Fitz Roy (3406 m), una volta nel minor tempo possibile e l’altra con il massimo grado di difficoltà e più giorni di sosta in parete.
Sei giorni più tardi raggiungono per la prima volta la vetta del Poincenot passando per la via “Whillans/Cochrane”: 560 m, 5+, 60°. Strada facendo il crepaccio terminale del Poincenot fa salire l’adrenalina alla cordata SALEWA: anche un piccolo scivolone sulla neve avrebbe conseguenze devastanti e provocherebbe una caduta di oltre 300 metri. Ma poi Roger, sollevato, scopre la prima roccia e fissa la corda.
Proseguono sulla neve alta fino al canalone, dove Simon deve dare il massimo. Più si sale e più le condizioni meteorologiche peggiorano. E questo soprattutto in Patagonia: tempo imprevedibile, bufere improvvise e massime esigenze tecniche. Ma loro lottano fino alla fine: fino alla vetta! In cima il tempo patagonico mostra il suo lato peggiore: infuria la bufera. Pertanto devono scendere in fretta. Dopo quella che Roger definisce una “calata selvaggia”, i due arrivano a valle dopo 20 ore, esausti ma felici. La prima vetta è raggiunta con successo! Il maltempo li segue fino a valle, è ancora presto per pensare alla prossima salita ma i due alpinisti non perdono il buon umore: tra cucinare, fare bouldering, pescare e visitare una cioccolateria, il divertimento non manca.
Martedì 24 si apre una finestra di bel tempo di 2 giorni. I due non si lasciano sfuggire l’occasione e si accingono a scalare il colosso di granito alto 3.406 metri. Sin dall’inizio è necessaria la massima flessibilità: 50 cm di neve fresca e una sola possibilità prospettata dai locali più esperti: percorrere la “via californiana”, una via lunga e faticosa con un paesaggio davvero indescrivibile, così selvaggio da lasciare senza fiato anche gli alpinisti.

Messo in guardia, ma di certo non intimorito da un gruppo di svizzeri che non è riuscito nell’impresa, il team alpineXtrem bivacca senza orologio – con la speranza di svegliarsi alle tre. Detto fatto, alle tre si comincia. Il punto in cui, il giorno precedente, la cordata ha dovuto rinunciare si rivela impegnativo e riescono ad avanzare con una difficile traversata verso sinistra. Dopo sei tiri di corda raggiungono la cresta, dove vengono accolti dal sole. Poi, dopo altri dieci difficili tiri di corda e tre torri di ghiaccio, finalmente giungono al campo di ghiaccio della vetta, anche se qui il concetto di campo di ghiaccio è relativo: si tratta piuttosto di un campo di neve, che con la sua neve dura e l’elevato pericolo di valanghe mette a dura prova. Esausti, ma fieri e felici, alle quattro i due atleti SALEWA raggiungono il punto più alto del Fitz Roy.

Anche la discesa riserva alcuni momenti di tensione, in quanto la sconosciuta via "Franco Argentina" presenta molte insidie. Ma al tramonto raggiungono puntuali il bivacco e l’indomani mattina stabiliscono un nuovo record di velocità in discesa. Non sono spinti dalla motivazione né dall’ambizione: ancora una volta sono inseguiti dal maltempo.

Dopo un paio di rilassanti giorni a valle, i due alpinisti estremi già pensano al prossimo piano: non si accontentano e vogliono essere i primi. E sono i primi! A sole poche settimane di distanza dal successo sul Fitz Roy, Roger Schäli e Simon Gietl portano a termine con successo la prima ascensione sulla parete nord del Poincenot, in  Patagonia. I due atleti battezzano la nuova via "FÜHLE DICH STARK ABER NICHT UNSTERBLICH" (SENTITI FORTE MA NON IMMORTALE). Alcune cifre: 600 metri in quattro giorni di stile alpino attraverso l'immensa big wall, con difficoltà A3+, 6c, M5.

La via, estremamente impegnativa, segue in un primo momento la rampa Williams, per poi proseguire verticalmente nella grande parete del Poincenot. Tre tiri combinati li conducono alla sporgenza rocciosa particolarmente esposta, dove i due atleti piantano la tenda. Per lo svizzero Roger è il bivacco più bello ma anche più ventoso della sua vita. Da quel momento in poi, l'obiettivo è superare, con una delicata arrampicata a strapiombo, una lastra di 30 metri di altezza priva di fessure. Solo per questa Roger e Simon impiegano 15 ore: forza e fatica allo stato puro. Finalmente all'interno del crepaccio, provvedono ad assicurarsi, prima di avventurarsi in una traversata a pendolo di 10 metri di altezza che conduce a un sistema di crepacci sempre più ghiacciati, per poi affrontare un terreno misto dopo aver completato l'ariosa headwall.

Dopo quattro giorni in verticale, caratterizzati dall'incertezza sulla riuscita del piano, improvvisamente i due scalatori estremi respirano il vento della vetta. Gli ultimi tiri sono veloci e finalmente arriva l’emozionante momento di festeggiare sulla vetta del Poincenot.

Roger Schüli, Swiss top-class all-rounder: "Alpine activity up and down the mountain."

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